Vasily Petrenko: Prokof’ev Aleksandr Nevskij op. 78

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    AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA
    Sala Santa Cecilia
    Orchestra e Coro dell'Accademia
    Nazionale di Santa Cecilia
    Vasily Petrenko
    Direttore
    Ekaterina Semenchuk
    Mezzosoprano
    Ciro Visco Maestro del Coro

    Sergej Prokof'ev
    (Sonzovka 1891 - Mosca 1953)
    Aleksandr Nevskij
    cantata per mezzosoprano, coro e orchestra op. 78
    La Russia sotto il giogo mongolo
    Canto di Aleksandr Nevskij
    I Crociati a Pskov
    Sorgi, popolo russo!
    La battaglia sul ghiaccio
    Il campo della morte
    Entrata di Aleksandr Nevskij a Pskov

    Data di composizione
    1938-1939
    Prima esecuzione
    Mosca
    17 maggio 1939
    Direttore
    Sergej Prokof'ev
    Organico
    Mezzosoprano, Coro,
    Ottavino, 2 Flauti,
    2 Oboi, Corno inglese,
    2 Clarinetti, Clarinetto basso,
    Sax Tenore, 2 Fagotti,
    Controfagotto, 4 Corni,
    3 Trombe, 3 Tromboni,
    Basso Tuba, Timpani,
    Percussioni, Arpa, Archi

    Aleksander Nevskij di Prokof 'ev
    Tratto dal programma di sala dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia

    Nel 1938 Prokof'ev fu invitato da Sergej Ejzenštejn a scrivere la colonna sonora per un film su Aleksander Nevskij. Il compositore, che nel 1938 era stato ad Hollywood (dove lo avevano molto colpito le tecniche di sincronizzazione del sonoro con le immagini messe a punto negli studi della Walt Disney), conosceva bene i precedenti film di Ejzenštejn e lo aveva incontrato già diverse volte. Non fu quindi difficile accettare quella proposta, e lavorare a stretto contatto col regista, occupandosi attivamente anche della fase di registrazione (Prokof'ev fece numerosi esperimenti di posizionamento dei microfoni per ottenere il suono desiderato). La collaborazione tra il regista e il compositore è ben documentata dai loro scritti, che testimoniano anche la reciproca ammirazione: Prokof'ev riconosceva a Ejzenštejn di essere anche un raffinato musicista, ed Ejzenštejn da parte sua teneva in grande considerazione il senso del ritmo cinematografico che Prokof'ev dimostrava di possedere, e la sua capacità di creare una musica che si integrava perfettamente con le immagini «[…] non grazie alla "coincidenza" degli accenti, il modo più primitivo per stabilire "corrispondenze" tra figure e musica, ma mediante il magnifico andamento contrappuntistico della musica, organicamente fusa con l'immagine». Il film di Ejzenštejn, che venne proiettato per la prima volta il 1° dicembre del 1938, era imperniato sulla figura storica del principe Alexander Jaroslevič granduca di Novgorod (1220-1263), che difese il suo principato dall'invasione mongola, che vinse gli svedesi nel 1240 nella mitica battaglia sul fiume Neva (dalla quale egli prese il soprannome di «Nevskij»), che respinse nel 1242, a capo di un esercito popolare, l'invasione dei Cavalieri Teutonici nella battaglia sul lago di Peipus, al Sasso dei Corvi (Voronij) presso Pskov (ai confini orientali con l'odierna Estonia). Secondo la leggenda Nevskij diede ordine ai propri soldati di togliersi le armature e di condurre i nemici sulla superficie ghiacciata del lago, nel quale i cavalieri teutonici sprofondarono sotto il peso delle proprie corazze. Prokof'ev compose la colonna sonora, in 21 sezioni, durante il periodo delle riprese, tra la primavera e l'autunno del 1938, e nel 1939, in occasione del 18° congresso del PCUS, ne trasse una Cantata per mezzosoprano, coro e orchestra, che egli stesso diresse a Mosca il 17 maggio 1939 (con il Coro e l'Orchestra Filarmonica di Mosca e con il mezzosoprano Valentina Gagarina). Lo scontro coi Cavalieri Teutonici, scena clou sia del film che della Cantata, era una esplicita allusione alle minacce della Germania nazista. Per questo, dopo la firma del patto di non aggressione russo-tedesco, il famoso patto Molotov-Ribbentrop, il film fu ritirato nel 1939. La Cantata ebbe invece un grande successo come opera patriottica e di propaganda stalinista. La partitura è un esempio di fusione dei due diversi stili di Prokof'ev, quello dissonante, sperimentale "prerivoluzionario", pieno di ritmi meccanici e sonorità stridenti, usato nelle scene violente che descrivono i crociati, e quello tonale, pervaso dal melos popolare, che è invece associato ai russi. Senza alcun riferimento a musiche medievali, come potrebbe suggerire l'ambientazione della vicenda: «Mi è sembrato giusto dare ai Teutoni non la musica della loro epoca, ma quella che noi immaginiamo oggi. Partendo dallo stesso principio ho lavorato sulla canzone russa, facendola ascoltare nella sua forma attuale, non come era settecento anni fa». Rispetto alle musiche del film la Cantata è stata riorchestrata, alcuni frammenti sono stati eliminati, alcune parti rimaneggiate. Ma i sette movimenti in cui essa si articola seguono esattamente l'ordine degli eventi narrati, e riassumono in maniera molto concisa la vicenda del film conservandone tutta la forza narrativa. Il prologo, che descrive la Russia sotto il giogo dei Mongoli, è un esempio di paesaggismo in musica (Molto andante): un cupo preludio in do minore, tonalità che dominerà tutti i momenti più drammatici della Cantata, descrive la desolazione del territorio contrapponendo un gesto orchestrale lancinante, come un grido di dolore (una breve cellula, ripetuta tre volte e raddoppiata tra registri estremi da oboi, clarinetti e violini da un lato, fagotti, tuba e archi gravi dall'altro) a delle linee strumentali scarne e isolate (affidate a oboe e clarinetto basso, poi al corno inglese), come echi di canti popolari russi. Nel secondo movimento (Canto di Aleksandr Nevskij) i guerrieri ricordano la battaglia della Neva alternando un canto nobile ed eroico (Lento), carico di accenti nostalgici, e una parte centrale più animata e marziale (Più mosso), punteggiata da grandi accordi, da rapidi arpeggi dei legni e dalle percussioni, che evoca in maniera diretta e molto descrittiva la battaglia. L'atmosfera cambia radicalmente nel movimento dedicato al campo nemico (I Crociati a Pskov): una scena cupa, introdotta da armonie dissonanti, dai suoni laceranti degli ottoni, accompagnati da grancassa, piatti e tam-tam, che si alternano con brevi squarci, più morbidi, di archi e legni (Largo). Poi attacca il corale dei crociati (Andante), una salmodia lenta e implacabile ("Peregrinus expectavi pedes meos in cymbalis"), punteggiata da cellule strumentali cromatiche, che produce uno straordinario crescendo. L'episodio centrale (Largo) è uno squarcio di intenso lirismo degli archi ("espressivo e doloroso"), che descrive il pianto del popolo di Pskov, vittima dei massacri, e fa riaffiorare echi del canto russo. Il quarto movimento (Sorgi, popolo russo!) è un'esortazione corale a combattere per scacciare l'invasore, un episodio corale dal carattere eroico, pieno di pathos e di spirito guerriero, basato su temi molto semplici, dal carattere popolaresco ma impreziositi da una raffinata orchestrazione: il primo (Allegro risoluto) è un canto di riscossa, un tema accentato su un ritmo di marcia; il secondo, presentato nell'episodio centrale (che modula improvvisamente da do minore a re maggiore), è un canto patriottico dall'andamento calmo e cantabile, avviato dai contralti ("Nella nostra grande patria Russia non c'è posto per il nemico"), accompagnato dagli archi e dai corni, seguito da una ripresa del tema principale variata e rinforzata dalle scale dello xilofono. Il culmine drammatico della Cantata, e anche il movimento più sviluppato, è la scena della Battaglia sul ghiaccio: una pagina spettacolare, basata su armonie dissonanti, passaggi politonali, un'orchestrazione ricca di percussioni, una struttura articolata in più episodi: la prima sezione (Adagio), piena di fremiti, ricrea la dimensione del gelo, coi violini nel registro acuto, i tremoli dei violoncelli, le note ribattute sul ponticello delle viole; il corale dei crociati, che affiora nei tromboni ("in distanza, con sordina") introduce un nuovo episodio (Allegro moderato) caratterizzato da un ritmo di cavalcata, con un motivo sinistro reiterato dalla tuba nel registro grave, le staffilate dei violini nell'acuto, il canto dei crociati intonato prima dall'orchestra come un cantus firmus, poi dal coro in un tempo accelerato, un crescendo impressionante che culmina nelle esclamazioni dei teutonici "Vincant arma crucifera, hostis pereat" (Allegro); al canto dei crociati risponde il tema patriottico dei russi già ascoltato nel movimento precedente, e più avanti un nuovo motivo dal carattere popolare, scandito da violini e clarinetti ("fortissimo, con brio") vivo e turbinoso, ritmato anche dalle percussioni; poi i temi dei due eserciti avversari si sovrappongono contrappuntisticamente, sullo sfondo del ritmo di cavalcata; nell'episodio finale (Adagio) lo sprofondare dei cavalieri teutonici nelle acque gelate del lago è reso molto realisticamente, con lunghe scale di archi e legni, e un tema puntato degli ottoni e proiettato verso l'acuto; nella coda, più rarefatta (Allegretto, quasi doppio movimento), riemerge il tema patriottico ("dolcissimo") nel registro acuto del violino, come un'eco lontana, tra mille fremiti degli archi con sordina. Il penultimo movimento (Il campo della morte) ritorna alla tonalità di do minore e all'immagine del campo di battaglia ghiacciato, dove le donne vanno a raccogliere i corpi dei caduti. Dopo un'introduzione basata su un tema trillato dei violini divisi (Adagio) si leva il canto dolente e commosso del mezzosoprano (Meno mosso), che nella sua seconda parte (Pochissimo più animato) riprende il tema del pianto del popolo russo già sentito nel terzo movimento. La Cantata si conclude con un movimento festoso e solenne (L'entrata di Aleksander a Pskov), che richiama le scene corali di vittoria tipiche dell'opera russa. Il tema del secondo movimento è ripreso da tutta l'orchestra (Moderato), sottolineato da piatti, campane e tam-tam; poi un carillon di Glockenspiel, xilofono, triangolo e pizzicati degli archi (Allegro ma non troppo) introduce un momento di gioia popolare e danzante, nel quale riaffiora la melodia patriottica del quarto movimento, che si intreccia con altri motivi in un turbinio festoso, fino alla grandiosa perorazione finale (Più largamente).

    LA TRAMA DEL FILM
    Le gesta del Principe Nevskij raccontate nel film di Ejzenštein si svolgono intorno al 1242, durante il cosiddetto "periodo di dispersione" quando, caduta Kiev, la Russia subisce ripetuti attacchi dai mongoli mentre sul fronte occidentale preme un'altra minaccia: l'espansione germanica. Ad appoggiare la spinta tedesca e a tutelare la sua minoranza si stabilisce in Livonia l'Ordine dei Portaspada, cavalieri cattolici di nobile lignaggio, ex crociati, legati dal giuramento di fedeltà al papa di Roma e nemici irriducibili dei "pagani" slavi. Lituania, Polonia e Russia sono il loro territorio di caccia e di crimini spaventosi. Si congiungono poi con il potente Ordine Teutonico dei Cavalieri della Croce, che esercita la propria autorità dalla Prussia a San Giovanni d'Acri: la più grande forza militare d'Europa. Quando i Teutoni puntano su Novgorod, le città minacciate si rivolgono all'uomo considerato il maggior guerriero di Russia: il principe Aleksandr, detto Nevskij, del Granducato di Suzdalia. Questi raccoglie attorno a sé un'armata molto composita di cavalieri e contadini e la guida verso le frontiere occidentali, salvando Novgorod dal saccheggio. Sul Lago dei Ciudi dà prova della sua sapienza strategica spingendo i nemici sul ghiaccio del lago che, cedendo sotto il peso delle pesanti armature, li inghiotte nelle gelide acque.


    Vasily Petrenko
    Ekaterina Semenchuk
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